
I miei anni settanta
“I SETTANT’ANNI SI FESTEGGIANO, arrivare a settanta oggi è un privilegio? Arrivarci in buona salute è un privilegio. Oggi 15 del mese di luglio, squilla il primo campanellino, è mia sorella, poi il secondo squillo, stavolta è mia figlia AUGURI Conny, AUGURI mamma!
Sono su questa terra da settant’anni. Dovrei essere felice di essere arrivata fin qui.
Probabilmente lo sono, ma c’è un’ombra che mi segue e non è la mia.
E’ quella delle persone che ho amato ma che non mi sono più accanto.

Sì settanta sono tanti anni, non sentirli è certamente un privilegio che non tutti hanno.
Se però nel mio cuore c’è un macigno, la mia anima non riesce ad emergere,
ha voglia di sparire, andare lontano. Solo lui può riuscirci, lui che mi solleva in alto, mi da’ la forza di risalire.
Mi fermo a pensare a lungo, ma rischio di perdere tutto quello che ho intorno, rischio di perdere il momento giusto. Allora agire o non agire, amare o non amare,
scegliere o non scegliere, capire o non capire, guardare avanti o indietro, perdonare o odiare, aspettare o lasciare andare? Ma andare dove?
Perdere l’attimo giusto e poi essere battuta sul tempo. Ecco il tempo, quanto tempo, come farlo scorrere senza avere ansia, aspettative , ripensamenti, nostalgie, illusioni e delusioni. Oggi settantesimo, tanti festeggiamenti, chissà quanti onorano questo giorno e cosa si aspettano dopo. Niente non cambia nulla, tutto resta immobile se non sarai proprio tu a voltare pagina e fare ciò in cui credi.
È meglio non aspettare che siano gli altri a far sì che qualcosa cambi.
Non sarai aiutata se non sei tu stessa a volere il cambiamento che ti aspetti.” ( riflessioni tratte da ” pagine di diario di Concy)

Venti anni negli anni settanta
Noi settantenni di oggi siamo figli dell’esplosione del benessere, delle lotte sociali, della conquista della parità di genere. Siamo figli della minigonna che faceva sentire liberi, non era un semplice capo di abbigliamento, ma un vero simbolo di emancipazione e rottura col passato. Ha rappresentato una rivoluzione culturale per noi ragazze di quell’epoca. Indossare la minigonna e avere i capelli lunghi, le camicie colorate e floreali per i ragazzi significava appropriarsi del proprio corpo. Erano un vero simbolo di libertà ed una lotta al conformismo. Esprimevano creatività, desiderio di vivere in una società proiettata verso il futuro, un mondo che chiedeva cambiamento, diritti civili e pace.

Una gioventù che è riuscita a cambiare il mondo, che ha sfidato sguardi di chi non approvava. Giovani che hanno affrontato discussioni in famiglia e lotte sociali in nome del cambiamento. Noi settantenni, allora ventenni innamorate dei ragazzi che facevano battere il cuore. Ora siamo innamorate ancora della vita fatta di rughe che sono la testimonianza di aver vissuto e amato, lottato e vinto.
Una generazione che non ha conosciuto la guerra
Noi che non abbiamo conosciuto gli orrori, i misfatti e le distruzioni. Non abbiamo vissuto in prima persona i traumi che arreca la guerra. Noi che oggi abbiamo settanta anni abbiamo guardato al futuro con un senso di sicurezza che le generazioni di adesso non possono permettersi. Ora viviamo ogni giorno guerre di bombe e droni, guerre tecnologiche. Conflitti di false promesse, di menzogne e potere, di abusi e prepotenze, di sfruttamenti e povertà. Questi aspetti dolorosi e profondi li troviamo oggi nella realtà quotidiana di molte persone giovani, ma anche meno giovani. Le profonde disuguaglianze sono tali da generare tensioni sociali che minano il benessere psicologico ed economico di intere generazioni.

Noi settantenni nati negli anni cinquanta abbiamo vissuto un’epoca di ricostruzione, di speranza nel futuro, oggi sentiamo un forte senso di disorientamento. Siamo cresciuti con l’idea del progresso, dei diritti crescenti. La mobilità sociale ha permesso ai figli di allora di sperare in una vita più agiata di quella dei padri, tutto era in espansione. Oggi il progresso si scontra con una realtà di precarietà per i giovani, generando una sensazione diffusa di incertezza.
Noi figli di padri e madri costituenti
Noi che abbiamo settanta anni siamo figli dei padri e madri costituenti, siamo cresciuti in seno alle ideologie della nostra COSTITUZIONE, che in uno dei suoi articoli dice: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;…..” ( art. 11). Crescere con questi ideali significa avere nella propria coscienza il valore del dialogo, della pace e della solidarietà.
Vedere oggi il mondo scosso da conflitti tecnologici, da guerre di violenza, di manipolazione, di terrorismo psicologico, di diseguaglianze, genera in noi quella che viene chiamata dai sociologi “guerra frammentata”. Possiamo parlare di terza guerra mondiale a pezzi , in cui i conflitti odierni non sono isolati, ma interconnessi. Questa situazione distrugge la stabilità emotiva e sociale di chi desidera una vita fatta di normalità, di valori, di attenzioni soprattutto verso i giovani ed i più deboli.
Noi settantenni che abbiamo investito una vita intera nella speranza di un futuro sereno per i nostri figli ora proviamo rabbia e sconcerto al cospetto di questo scenario. Cosa possiamo fare per migliorare la visione di un futuro migliore per i nostri figli? Questa è la domanda importante che può trasformare lo sconforto in azione concreta. Guardare al domani e pensare ai nostri figli, per noi di una certa età, è un grande atto d’amore e cura. Abbiamo e dobbiamo creare una visione positiva in loro, ne abbiamo il potere poiché abbiamo liberato il nostro tempo da incombenze, abbiamo memoria storica ed esperienza di vita.

SIAMO CUSTODI E NON SPETTATORI
Noi di una certa età non siamo semplici telespettatori della storia, ma siamo custodi e memoria di un’esperienza che può essere il faro di luce per le nuove generazioni. Avendo anche noi conosciuto e superato crisi sociali e politiche, daremo a loro la certezza che anche questa volta passerà. Occorre insegnare la cultura del non spreco, la nostra presenza deve essere non giudicante, ma emotiva, evitando frasi come questa “Ai nostri tempi era meglio”. Parlare con loro e offrire il nostro aiuto per superare i loro momenti difficili. Far vedere loro che nonostante tutto sorridiamo alla vita coltivando interessi e aprendoci alla tecnologia.
Camminare al loro fianco e offrire una mano al momento giusto, senza prediche ne vecchie ricette per risolvere problemi nuovi. Un’altra cosa è importante: educare all’attesa. Noi possiamo insegnare loro il valore del tempo, della costanza. L’immediatezza del web a cui sono abituati li allontana dalla realtà che ha bisogno di sforzo, lavoro, attesa e pazienza. Tutto presto e subito può rendere i giovani meno resilienti di fronte alle difficoltà della vita reale.
A QUESTA ETA’
Mi sono svegliata,
il mio cervello ha incominciato a pensare.
Credevo di esser persa e aver perso
ogni capacità di essere.
I singhiozzi tolgono il respiro,
ma la mia mente urla ancora
ed ecco il mio pensiero che riaffiora,
mi racconta e proferisce queste parole:
a questa età ogni cosa può sembrare la FINE,
ogni ruga minuti che se ne vanno.
In ogni impercettibile spasmo vedi la fine.
A questa età sei convinto
di aver vissuto ogni lacrima,
ogni sorriso, ogni pena o delusione.
A questa età pensi ai giorni che furono
e dimentichi quelli di adesso.
Un altro giorno a questa età,
quando poi un respiro,
un alito di vita soffia
e credi che esisti ancora,
ti fa pensare che conti sempre,
ricominci, vivi la passione della vita,
la bellezza delle cose.
Le fatiche, gli affanni,
le incertezze sembra si dileguano,
resta il sapore della vita,
l’amore per il bene e sorridi
e aspetti il giorno dopo
ed ancora un altro giorno.
A questa età ti appare un salvatore,
un condottiero, lo segui senza sosta,
combatti e lo difendi.
Lotti contro tutti e con te stessa.
Ti butti nella mischia con coraggio,
con tutta la passione che hai ancora in corpo.
A questa età non pensi al dopo
vivi nel presente, ogni palpito è eterno
ogni gioia ti sembra la salvezza,
ripartenza e soluzione.
A questa età tutto accade e non lo cerchi.
Si presenta e lo accogli.
Nulla accade senza un motivo,
tutto è predisposto,
puoi deviarlo il tuo cammino,
seguire un’altra via,
ma quello giusto è già segnato.
Niente affanni o prepotenze,
sotterfugi e menzogne.
la strada da seguire è ciò che vuoi
e allora devi andare là dove il tuo pensiero
si riposa e si solleva.
