La grande Montagna Rosa

By Concy & Dominic:

La grande montagna Rosa è il gigante buono

La grande montagna Rosa è il massiccio dalle alte vette, quello degli antichi ghiacci e delle discese mozzafiato. E’ una meraviglia delle Alpi che incanta alpinisti, sciatori, appassionati della montagna e delle passeggiate nei freschi sentieri. Una delle sue vette con i suoi 4.634 metri conserva un altro primato: sulla Punta Gnifetti c’è il più alto rifugio d’Europa ( 4.554 m). Alta oltre i 4600 metri, è considerata la seconda montagna più alta d’Italia ma anche dell’Europa

Il suo nome Monte Rosa, come potrebbe sembrare, non deriva dal colore dei suoi versanti, ma dai suoi ghiacciai perenni, che in lingua locale valdostana si chiamano ” rousée o rouja”. Tuttavia, all’alba e al tramonto il sole illumina le sue pareti e le fa brillare di incantevoli sfumature rosa. Le cime più alte del Massiccio del Monte Rosa svettano all’orizzonte formando una vera e propria corona di punte. Esse si stagliano oltre i quattromila metri, maestose e possenti. Visto da molti punti panoramici il suo profilo evoca una bellissima immagine: le punte di un tulipano appena sbocciato e mai appassito è la grazia geometrica di questo massiccio.

Rouése, Rouja o semplicemente De Gletscher ” Il ghiacciaio”

Il Monte Rosa un tempo era il re dei ghiacci, oggi questa regina delle Alpi Pennine appare lucente e maestosa. Essa continua ad incantare per i suoi contrasti: imponenti vette innevate e vallate ricche di vegetazione e cascate che solcano i versanti. Il suo nome tutto al femminile e floreale le rende onore e merito. La progressiva riduzione delle sue nevi perenni, a causa del cambiamento climatico, sta trasformando il paesaggio che è intervallato da prati verdeggianti, ambienti boschivi e massi rocciosi. Nonostante i cambiamenti conserva intatta la sua straordinaria regalità. Se il suo nome significa “Montagna di ghiaccio”, ironicamente questo rende ancora più profondo il legame con il suo passato di “re dei ghiacci”.

Il monte Rosa descritto da Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci artista ed inventore, uomo di cultura soprattutto, Leonardo alpinista si trovava a Milano alla corte di Ludovico il Moro e guardava le Alpi del Monte Rosa con le sue cime appuntite. Amava andare in montagna, poiché l’altezza gli permetteva di osservare il mondo sottostante. Guardava il territorio e le sue forme per comprendere come erano nate le valli, i fiumi, i laghi. Leonardo rimase impressionato, nonostante fosse luglio, dalle dimensioni di quella distesa di ghiaccio. Queste le sue parole:

E questo vedrà come vid’io, chi andrà sopra MOMBOSO (Monte Rosa), gioco dell’Alpi che dividono la Francia dall’Italia. Questa si leva in tanta altura che quasi passa tutti li nuvoli…….Vi sarebbe altissima quantità di ghiaccio….il quale di mezzo luglio vi trova……e vidi l’aria sopra di me tenebrosa e il sole che percotea la montagnia essere più luminoso quivi assai che nelle basse pianure, perché minor grossezza d’aria s’interponea in fra la cima d’esso monte e il sole.

La donna conquista la grande montagna Rosa

Nel lontano 1800 alla donna era vietato dedicarsi a sport e ad imprese che erano considerati decisamente maschili. Ci furono, però, donne coraggiose che affrontarono traversate a nuoto, maratone ed anche scalate. Per quanto riguarda l’alpinismo le convenzioni dell’epoca imponevano alle donne di non indossare pantaloni perché considerati scandalosi e inaccettabili socialmente. Le prime donne alpiniste affrontavano le montagne indossando pesanti gonne, corsetti e sottovesti che rendevano i movimenti goffi e difficili, ma soprattutto pericolosi. Nonostante ciò, ci furono donne coraggiose e riformiste che si avventurarono sulle pareti di roccia e ghiaccio della grande Montagna Rosa.

Il Massiccio del Monte Rosa vide imprese femminili memorabili durante la seconda metà del 1800. Le sorelle Pigeon, inglesi( nosalpes.eu) sono passate alla storia nel 1869 compiendo la prima traversata femminile del Seserjoch, un colle durissimo da attraversare in Valsesia, muovendosi con pesanti gonnelloni dell’epoca.

Successivamente, venti anni dopo, la Regina Margherita di Savoia, appassionata scalatrice, salì fino a 4.554 metri della Punta Gnifetti per inaugurare il rifugio che oggi porta il suo nome. Lei e le sue dame di compagnia affrontarono i ghiacciai del Monte Rosa rigorosamente in gonna entrando così nella storia dell’alpinismo. Quelle donne stavano annullando i pregiudizi dell’epoca, dimostrando che il limite non era il corpo femminile, ma le barriere imposte dalla società.

La montagna Rosa tra leggenda e realtà

Le leggende molto spesso nascono per spiegare in modo fantasioso alcuni aspetti naturali. Esse sono ponti tra la realtà e la fantasia, nascono per dare una spiegazione poetica e misteriosa a fenomeni naturali, eventi storici o luoghi geografici spesso inaccessibili. Il piccolo fondamento di verità, assieme al desiderio umano di sognare e spiegare quindi l’ignoto, dà vita a storie affascinanti.

La leggenda della “VALLE PERDUTA”

Esiste una leggenda che parla di una vallata in cui le strade erano lastricate d’oro. Era allora un paradiso nascosto, fertile e ricca di frutti. Gli uomini vi vivevano felici ed in armonia con la montagna. Sto parlando della leggenda della Valle Perduta, dove l’inverno non arrivava mai. Lassù tra le cime più alte della montagna Rosa era primavera perenne: i pascoli sempre verdi, le rocce trasudavano oro e i pastori non dovevano scavare in miniera, camminavano e raccoglievano l’oro da terra, come si raccolgono piccole mele cadute dagli alberi.

Erano pastori laboriosi, ringraziavano la montagna per l’abbondanza in cui vivevano. Col tempo però, i pastori erano talmente ricchi che ostentavano il loro benessere. L’abbondanza li fece diventare cattivi; accadde che un giorno arrivò un viandante e chiese loro asilo, ma venne cacciato via e deriso per quanto fosse povero. La leggenda narra che quell’uomo non fosse un semplice mendicante, ma un segno che mise alla prova gli abitanti della valle. Quella stessa notte una tempesta terribile si abbatté su tutta la valle. IL cielo si scurò per parecchi giorni, il freddo gelò ogni cosa e i ghiacciai avanzarono coprendo l’intera valle.

Questa leggenda della VALLE PERDUTA è il racconto più famoso tramandato dal popolo Walser e come tutte le leggende anche questa ha una base di verità.

Il fondamento di verità

Come è potuto accadere che un paradiso dalla primavera perenne si trasformasse in un luogo dove il ghiaccio coprisse ogni cosa per tantissimi anni?

La risposta sta nella terribile verità della Piccola Età Glaciale, che è durata dalla metà del XIV secolo alla metà XIX secolo, con inverni rigidissimi in Europa che causò il congelamento di fiumi come il Tamigi a Londra e la Senna in Francia. La città di Londra fu coperta di ghiaccio, sui fiumi si pattinava. L’avanzata dei ghiacci sulle Alpi fu notevole. I contadini, i Walser, che popolavano quelle altezze, guardavano dalle loro finestre la mobilità di quel gigante di ghiaccio che anno dopo anno diventava sempre più alto e vicino. Il ghiaccio copriva i pascoli, abbatteva tutto ciò che incontrava comprese le abitazioni. Furono costretti a fuggire, abbandonarono tutto ciò che i loro avi avevano costruito. Per le piccole comunità del Monte Rosa fu un vero dramma, fu allora che nacque la leggenda della “Valle Perduta”.

Il popolo walser

Chi erano i Walser? Erano genti capaci di sfidare le naturali difficoltà che l’alta montagna presentava. Essi erano un popolo che proveniva dal Vallese in Svizzera. Sapevano coltivare la segale e l’orzo a temperature proibitive e allevavano razze bovine capaci di resistere al freddo estremo.

Gli studiosi fanno risalire la loro origine agli Alemanni, antiche tribù germaniche. Molte comunità Walser migrarono in diverse località delle Alpi, fondarono molti piccoli centri abitativi lungo l’arco alpino

Come e perché sono arrivati da noi in Italia?

Nel XIII secolo cioè durante l’alto Medio Evo nacquero molte città. La sovrappopolazione dei centri cittadini spinse alcune comunità a lasciare il luogo di origine e di spostarsi alla ricerca di nuovi pascoli e di terre fertili da coltivare. Le condizioni climatiche erano favorevoli: il Medioevo, infatti, fu un periodo caldo, si poteva vivere bene anche a quote elevate. I ghiacciai si erano ritirati e i valichi alpini erano percorribili.

Gli insediamenti dei Walser non si trovavano in zone pianeggianti, bensì in alte quote alpine. Essi occuparono e trasformarono alpeggi abbandonati rendendoli floridi. I primi insediamenti stabili dei Walser in Italia si trovavano a 1800 metri di altitudine. La prima colonia Walser fu la Val Formazza con Alagna, Valdobbia, Riva, Rimella ed altre.

Costruivano case, gli stadel che sono veri capolavori di ingegneria. La struttura in legno non poggiava per terra, ma era sollevata da pilastri in legno e grandi dischi di pietra piatta, assomigliavano a grossi funghi. In questo modo creavano una camera d’aria tra il suolo e le unità abitative. Questo sistema proteggeva le abitazioni dall’umidità e dai roditori che non riuscivano a raggiungere le scorte dei cereali.

I Walser un popolo di straordinaria resilienza, gente antica, coraggiosa, ha sfidato le alte vette, è riuscito a trasformare un ambiente inospitale delle Alpi in un mondo che si poteva abitare, in cui si poteva vivere da uomini liberi e rispettosi della natura.

Conclusione e considerazioni personali

La montagna si erge maestosa al di sopra di ogni cosa, custode silenziosa della Terra, forte generosa e immensa. Essa, ambiente naturale incontaminato, ci regala visioni straordinarie e immagini d’infinito e infinita bellezza, ricordandoci la grandezza della natura e la nostra fragile esistenza. Ci regala panorami che tolgono il fiato e che riconnettono l’essere umano con la parte più autentica della natura. I nostri occhi si colmano di maestosità e regalità osservando le alture che svettano quasi a toccare il cielo. Esse sono eterne, sopravvivono al tempo, passano i millenni e sono sempre là per donarci la loro bellezza.

Un giorno d’estate mi trovai seduta su un’altura, il silenzio regnava, l’aria era fresca, dalla valle saliva una leggera nebbiolina che copriva il paesaggio. Con i primi raggi del sole quel velo grigio chiaro si dissolse e fu allora che la montagna mi apparve con tutto il suo splendore, il sole la faceva brillare rivelando la sua gigantesca presenza. Pensai che noi siamo piccoli esseri, minuscole formichine che si nutrono della sua generosità. Essa come una regina troneggia e lascia ammirare i suoi tesori: ghiacciai e limpidi laghi alpini, boschi e cieli stellati. Il filosofo John Ruskin definì le montagne “le grandi cattedrali della Terra”.

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2 Risposte a “La grande Montagna Rosa”

  1. Brava Concetta !! Bellissimo scritto sul Rosa, le genti Walser e l’ ambiente della montagna, con le sue leggende, ma anche con le profonde riflessioni che genera in ciscuno di noi !! La fatica della salita, la conquista della cima, l’ arrivo in rifugio, e tutto l’ ambiente , ci regalano momenti indimenticabili !!

    1. Ciao Marisa, tu che sei una appassionata della montagna è normale che abbia apprezzato l’articolo. Io amo la montagna, mi piacciono le passeggiate nelle valli, i paesaggi che offre, le distese verdi, i cieli azzurri e l’aria frizzante. Ti ringrazio per le belle parole “indimenticabili”. Un abbraccio-

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