Perdonare non è così facile

Perdono e perdonare bellissime parole

Perdonare: che cosa vuol significare l’atto del perdono? Questa parola deriva dal latino, precisamente il suo significato si afferma nel periodo medievale, quando si diffonde la mentalità cristiana. Nel mondo semita e in quello indoeuropeo il concetto del perdono non esisteva, piuttosto valeva quello della vendetta. Nelle civiltà guerriere, quali erano quelle Assira, Greco, Romana, chi praticava offese, torti, morte e tradimenti veniva condannato e giustiziato.

Si inizia a parlare di perdono nel Nuovo Testamento. Lo stesso Gesù insegna il perdono nella parabola del figliol prodigo. Parabola in cui il padre perdona al figlio ogni sua azione accogliendo con amore il suo ritorno. Anche Cristo Crocifisso sul punto di morire parla con una sublime preghiera con suo padre Dio Onnipotente, dice: “Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno”. La parola perdono la troviamo anche nel testo poetico Cantico delle Creature, scritto da Francesco D’assisi :” Laudato si’ mio signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore”. Cioè beati sono coloro che riescono a perdonare in nome tuo.

Il perdono, perdonare non è così facile

Perdono e perdonare viso di donna tormentata dal dolore

Ricordo le confortevoli parole di mia madre quando le raccontavo alcune offese o certi tradimenti. Lei mi ascoltava e poi concludeva dicendomi:” Perdona figlia mia, dimentica e non pensarci più”. Molto facile a dirsi ma estremamente difficile a farsi. Perdonavo sì o per lo meno ci provavo, ma in me rimaneva un certo astio che mi portava al ricordo di quell’azione sgradevole:

Non riuscivo a perdonare! Ricordo però che l’avversione mi faceva stare male, quel rancore che nutrivo nell’animo mi dava torture.

Non è facile perdonare. Credo, però, anzi ne sono certa, che colui che riesce a farlo condurrà una vita più felice e serena. Con il perdono si allontana il risentimento, lo stare male, il dolore. Chi perdona riesce a sentirsi bene con se stesso e con la persona coinvolta. Penso anche che perdonare richiede un cambiamento interiore, profondo ed intenso, voluto e meditato. Difatti la parola PERDONO è formata da due parole PER e DONO, cioè regalo, offro qualcosa un dono a qualcuno. Il perdono completo permette alla persona di concentrarsi sul presente, consente di slegarsi dal quel passato doloroso per vivere con convinzione ottimista la propria vita.

Ritengo e ne sono convinta, però, che cancellare completamente un torto subito sia emotivamente difficile. L’atto del perdonare non può essere accettazione dell’evento negativo vissuto, non può essere cancellazione. Il processo del vero perdono inevitabilmente combatte e si scontra con le convinzioni personali, inoltre il dolore per il danno subito è una reazione forte che intacca e coinvolge soprattutto lo stato morale ed emotivo. Allora si assiste ad una battaglia interiore, oserei dire spirituale. A questo punto mi sovviene la bellissima “Lettera al padre” di Franz Kafka.

“Lettera al padre”

Lui bambino, poi giovane, poi uomo adulto non è riuscito a perdonare il padre la sua condotta nei suoi confronti. Leggendo le pagine di quella lettera, scritta ma mai pervenuta al destinatario, appare chiaro che Kafka ama il padre, lo ammira, ma lo condanna per quei suoi modi crudi, a volte crudeli, Un padre ottuso, possessivo e sprezzante, per alcuni versi criminale. Sappiamo tutti che i padri di ieri e di oggi sono guardati come esempi dai figli. Autorevoli sì, ma non autoritari. Severi ma non despoti. Amabili ma non tiranni. Ecco perché Kafka non perdonerà il padre, perché lo vede come un tiranno, come una persona di cui aver paura.

Kafka scrive del padre:-

" Dalla tua sedia a dondolo governavi il mondo: la tua opinione era giusta, tutte le altre folli, esagerate. Potevi insultare i Cechi, i Tedeschi, poi gli Ebrei. Tu per me eri avvolto dall'enigma di tutti i tiranni. La tua ostilità poteva essere anche soltanto percepita; e percepita poteva essere quasi per ogni cosa che facevo". 

La lettera appare come un atto d’accusa nei confronti del padre. Kafka desidera una riconciliazione che potrebbe sfociare in un possibile perdono, ma non sarà così.

Perdonare è dimenticare? Il perdono è cancellazione?

Si può perdonare e quindi cancellare la colpa? Posso “completamente donare”? Io penso che la rabbia, il giudizio, la colpa per un fatto grave, per un misfatto, non si possono cancellare. Si può perdonare, ma i sentimenti che si sono nutriti lasciano un segno profondo e restano nella memoria. Beato e fortunato è colui che riesce a perdonare e cancellare ogni amarezza, tutto lo sdegno e l’ostilità. Sicuramente l’atto del perdono non è facile, è un processo che richiede volontà e coraggio, ha bisogno di consapevolezza per riuscire a buttarsi tutto alle spalle. Per vivere bene con se stessi e con chi ci sta vicino occorre liberarsi definitivamente del rancore e della sofferenza per provare quella liberazione emotiva di cui si ha bisogno.

Il perdono nei romanzi letterari

La parola perdono ricorre spesso nelle grandi opere letterarie. In ognuna di esse acquista un significato linguistico ed espressivo diverso. Nel romanzo “I promessi sposi” Alessandro Manzoni ci fa dono di un mirabile esempio del perdono quando parla di Frate Cristoforo, personaggio carismatico di una ammirevole storia di prepotenza e perdono.

"Tutt’a un tratto abbassò il capo, e, con voce cupa e lenta, riprese: «Tu sai perché io porto quest’abito. Ho odiato anch’io: l’uomo ch’io odiavo da gran tempo, io l’ho ucciso. Ah! s’io potessi ora metterti in cuore il sentimento che dopo ho avuto sempre, e che ho ancora, per l’uomo ch’io odiavo! Ma sai tu cosa puoi fare? Puoi odiare, e perderti; puoi, con un tuo sentimento, allontanar da te ogni benedizione. Perché, in qualunque maniera t’andassero le cose, tien per certo che tutto sarà gastigo, finché tu non abbia perdonato in maniera da non poter mai più dire: io gli perdono. Forse la salvezza di quest’uomo e la tua dipende ora da te, da un tuo sentimento di perdono, di compassione… d’amore!»

Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Capitolo XXXV

Renzo incontra Padre Cristoforo nel lazzaretto. Egli racconta al padre cappuccino tutte le peripezie e le malefatte che ha dovuto sopportare ad opera di prepotenti senza scrupoli. In un momento di ira maledice Don Rodrigo e minaccia di ucciderlo. Frate Cristoforo a questo punto insegna a Renzo che il perdono è la sola arma capace di sostituire la vendetta e l’odio, facendolo riflettere sulla giustizia e sulla misericordia.

Il perdono autentico

Come ho già detto parlare del perdono non è semplice. Molto spesso con perdono si indica una specie di scusante concessa a chi ha prodotto un’offesa. Ma il perdono non rappresenta una dimenticanza del danno o del torto ricevuto. Io posso semplicemente scusare o dimenticare chi mi fatto cadere urtandomi inavvertitamente, non nutro risentimento per chi mi ha macchiato un vestito. Il perdono, in quanto tale

è un processo più profondo, è un atto che supera il risentimento. La persona che prova questa emozione si sente vittima, tradita e danneggiata. Essa può scegliere di continuare a provare rancore oppure ricorrere all’atto del perdono.

Secondo il filosofo Max Scheler il rancore è un ” Avvelenamento dell’anima”. Chi ha difficoltà a perdonare e non riesce a superare il malessere emotivo rischia effetti negativi sulla propria salute mentale e fisica. Secondo Scheler il perdono aiuta a comprendere e chiarire i propri sentimenti, a liberarsi di quelle sensazioni che danneggiano l’equilibrio psicologico e restituisce l’armonia interiore che è stata stravolta dal danno ricevuto.

Perdonare non è negare il male

Papa Leone xiv parla di perdono dicendo: ” Perdonare non significa negare il male, ma impedirgli di generare altro male. Non è dire che non è successo nulla, ma fare tutto il possibile perché non sia il rancore a decidere il futuro”. Queste parole mi hanno fatto pensare a quel giorno in cui si celebravano i funerali del Giudice Falcone, di sua moglie e di tutta la scorta. Era il 25 maggio del 1992, la piazza era gremita di folla accorsa per rendere onore a coloro che sono stati sacrificati per difendere i valori di giustizia, verità ed onestà. La commozione era intensa ed il dolore era profondo. Lo sconcerto del male che era stato fatto era più di tanto. Quel giorno la Sicilia e l’Italia espressero il loro dolore, ma anche la rabbia verso quel male oscuro che era la mafia.

Le parole di Rosaria Costa

Ricordo e risento spesso le parole di Rosaria Costa la giovanissima moglie di Vito Schifani, anch’esso molto giovane. Faceva parte della scorta del giudice Falcone, morto per avere avuto fede nelle istituzioni, per aver seguito i suoi ideali di giustizia, dovere e passione nella figura che rappresentava quel giudice tanto temuto. Ebbene lei coraggiosamente rivolgendosi a l’Italia intera disse: ” Io Rosaria Costa moglie di Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, chiedo che venga fatta giustizia. Adesso voi …….sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono, io vi perdono, sì, vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio se avete il coraggio di cambiare”.

Il perdono e il pentimento

L’atto del perdono è una decisione libera, una concessione personale. Questo non esclude il fatto che ci debba essere un pentimento, una dichiarazione sincera di pentimento.

Un profondo rimorso per le malefatte, una presa di coscienza per i propri sbagli, confessarli ed impegnarsi ad abbandonare quella via. Provare dolore per averli commessi e quindi assumersi le conseguenze accettando la punizione. Il perdono non può modificare ciò che è stato fatto, ma può impedire il ripetersi del male.

Pensiero di Nicholas Wolterstorff

Il filosofo teologo Nicholas Wolterstorff a proposito del perdono e del pentimento scrive:-

" Posso essere disposto a perdonarlo, quando si pente. Posso avere un atteggiamento verso di lui. Ma mi sembra che non rinfacciare più a qualcuno il torto che ha commesso rimanendo convinti che lui stesso ne sia responsabile significhi non trattare l'azione commessa con serietà morale necessaria per il perdono; significa minimizzare piuttosto che perdonare". 

Possiamo essere d’accordo a questa conclusione, come non possiamo concordare che perdonare non includa necessariamente il pentimento. Si potrebbe perdonare quella persona solamente per dimenticare l’offesa e andare avanti. Comunque sia perdonare resta un atto veramente difficile.

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3 Risposte a “Perdonare non è così facile”

    1. Ciao Marisa hai perfettamente ragione. Perdonare significa scordare l’offesa, il danno, il dolore che causa, ecco perché non è facile e possibile perdonare.

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