Sicilia “Terra bedda mia”
Sicilia “bedda terra mia, terra d’incantu, terra d’amuri e di lu sentimentu, cu’ ti lassa, ti lassa cu lu chiantu, e quannu torna , ridi ed è cuntentu”. Questi versi sono di GIOVANNI FORMISANO, poeta dell’800, catanese, commediografo e satirico, scrittore di canzoni in lingua dialettale catanese. Nella sua poesia la parola ” bedda” ,cioè bella, va oltre il significato di bellezza paesaggistica e culturale. Sconfina in quella passione che lui ha per quella sua terra amata e da conservare come un prezioso gioiello.
La mia terra natia è la Sicilia, calda, arida, ma piena di passione. Il cielo azzurro intenso sovrasta le sue bellezze naturali, le acque che la circondano blu e cristalline accarezzano le sue coste sabbiose, dorate, a volte bianche, frastagliate e rocciose di pietra lavica. Il sole cocente, il vento di scirocco e di levante fanno di questa terra un bene prezioso da curare e rispettare. Questi elementi, che incantano la vista, sono in ciascun abitante di quest’isola. Ognuno è pervaso dal sentimento che travolge: LA SICILITUDINE, così è chiamato questo spirito che è presente nel popolo siciliano.

La sicilitudine: sentimento di questa ” bedda terra mia”
La sicilitudine è un attaccamento a questa meravigliosa terra fatta di contraddizioni e bellezze naturali, di difficoltà e malinconica dolcezza. Essa è speranza di riscatto di una terra che ha subito invasioni e colonizzazioni, tirannie, terremoti e devastazioni. Un popolo che cerca di cambiare ma resta nella stasi ad aspettare. La sicilitudine è come una fiamma che arde nell’oscurità. Ma anche il coraggio di stare in allerta e rischiare per sentirsi vivi e combattere quei poteri forti che opprimono la creatività e l’operosità. “La Sicilia è di una bellezza infinita, forse la sola sulla Terra”. Visitando le zone interne dei Monti Nebrodi e degli Iblei, come si fa a non rimanere incantati dai piccoli borghi. Essi si inerpicano nelle fiancate dei colli per culminare poi sulle cime arrotondate con cattedrali e basiliche barocche e di stile normanno.


Etna: il gigante “a Muntagna” di Sicilia
Etna o Mongibello, per gli abitanti della piana di Catania “a Muntagna”. Come a sottolineare il loro rapporto affettivo a questa altura che è il più alto vulcano attivo della placca euroasiatica. I suoi dolci versanti sembrano abbracciare tutta la valle. Esso osserva e controlla i territori con tutta la sua maestosità. Si innalza e svetta, è come se dicesse “fate i bravi, io sono qua e vedo”. Fuma e parla con lingue di fuoco, minaccia e perdona, si ferma e risparmia catastrofi. Sempre attivo, presente e generoso con questa terra che ha reso fertile e verdeggiante. Le valli circostanti pullulano di abitazioni. I “giardini” di arance e tutti gli agrumeti crescono rigogliosi. Gli abitanti lo sanno che la loro ricchezza dipende da quel Gigante. A volte fa le bizze, ma in effetti regala terreni fertili, aria profumata di fiori d’arancio e zagara.
Alle falde dell’Etna scorre il fiume Alcantara, sono due elementi strettamente legati. Il suo fluire ha dato vita alle Gole Dell’Alcantara in seguito ad una colata lavica che, solidificatosi rapidamente a contatto con l’acqua del fiume, ha formato un CANYON con pareti verticali. L’acqua che scorre in quelle gole è gelida, attrae numerosi turisti. Gli elementi naturali hanno creato un ambiente preistorico, affascinante, selvaggio, immutato nel tempo. Immergersi in quell’acqua è semplicemente stupefacente. Attraversare a piedi le gole regala sensazioni che è difficile spiegare, un tuffo nel passato di circa 8.000 anni fa. Questa è la data a cui fanno risalire quella colata lavica.
La Sicilia al centro del Mar Mediterraneo
La Sicilia, ” terra bedda mia”, splendida isola al centro del Mare Nostrum. Basta girare lungo le coste per scoprire le sue meraviglie. Coste mai uguali, ora frastagliate e rocciose, ora distese sabbiose dorate. Il mare da secoli ha lavorato per dare vita a calette stupende, golfi ampi. Acitrezza e Ognina, Ortigia la Greca e Punta Secca e poi Castellammare del golfo, Cefalù la Normanna e Taormina la Greca sono le perle della Sicilia. E poi che dire di Segesta e Selinunte, città greche che conservano ancora il parco archeologico più grande d’Europa, Siracusa con il suo enorme teatro greco e Ragusa Ibla centro del barocco, dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Da non dimenticare Agrigento con la sua Valle dei Templi, un eccezionale parco per il suo stato di conservazione e per la rara bellezza dei suoi templi. Palermo e il suo stile arabo e normanno, Palermo e l’eleganza dei suoi palazzi. La sua bellezza culmina a Monreale, citta normanna, il duomo sovrasta ogni aspettativa di splendore e scintillio dei suoi mosaici dorati. Considerato oggi il più bel tempio del mondo.
Sicilia terra bedda ricca di cultura
Come Chagall, vorrei cogliere questa terra
dentro l’immobile occhio del bue.
Non un lento carosello di immagini,
una raggiera di nostalgie: soltanto
queste nuvole accagliate,
i corvi che discendono lenti;
e le stoppie bruciate, i radi alberi
che s’incidono come filigrane.
Un miope specchio di pena, un greve destino
di piogge: tanto lontana è l’estate
che qui distese la sua calda nudità
squamosa di luce – e tanto diverso
l’annuncio dell’autunno,
senza le voci della vendemmia.
Il silenzio è vorace sulle cose.
S’incrina, se il flauto di canna
tenta vena di suono: e una fonda paura
dirama.
Gli antichi a questa luce non risero,
strozzata dalle nuvole, che geme
sui prati stenti, sui greti aspri,
nell’occhio melmoso delle fonti;
le ninfe inseguite
qui non si nascosero agli dei; gli alberi
non nutrirono frutti agli eroi.
Qui la Sicilia ascolta la sua vita.
Questi versi li ha scritti Leonardo Sciascia, uomo di cultura, agrigentino. Saggista e poeta, drammaturgo e sceneggiatore, giornalista e politico. Sostenitore della legalità, egli ama la sua Sicilia. Nei suoi scritti è presente la realtà siciliana non come vorrebbe che fosse, ma come gli appare, con tutte le sue contraddizioni. Sciascia non nasconde il suo disappunto sul comportamento statico dei suoi con-isolani. Lui combatte le convinzioni illusorie, condanna la sottomissione a quelle forze oscure che tengono la Sicilia in arretratezza, con aspettative ed inganni. Nei suoi saggi e nei suoi racconti appare evidente lo scontro tra la difesa della legalità e l’omertà. Denuncia interessi e complicità politiche che sostengono l’illegalità.
Pirandello e la Sicilitudine
LA SICILIA è UN DONO DI DIO, CI SONO POSTI CHE NON TI IMMAGINI, ALLA FINE DI UNA STRADA TI IMBATTI IN UN ANFITEATRO FATTO DI PIETRA LAVICA, E SE SALI SULL'ETNA E VEDI IL MARE, BEH, ALLORA CAPISCI PERCHE'CHI CONOSCE LA SICILIA NE RESTA INNAMORATO. IO SONO NATO IN SICILIA E LI' L'UOMO NASCE ISOLA NELL'ISOLA E RIMANE TALE FINO ALLA MORTE. ANCHE VIVENDO LONTANO DALL'ASPRA TERRA NATIA CIRCONDATA DAL MARE IMMENSO E GELOSO.
Questi versi li ha scritti LUIGI PIRANDELLO, per lui la sicilitudine è la parte più profonda dell’uomo che nasce nell’isola. Le tradizioni a cui si è legati difficilmente subiranno cambiamenti. Seppur l’immobilità resta salda in quelle che sono le radici, l’uomo siciliano ha una grande forza d’animo, orgoglio e resistenza. Lui ha lasciato la Sicilia, ma le sue origini sono radicate e rimarrà un isolano anche vivendo altrove.
D’altro canto la Sicilia, avendo subìto dominazioni dalle usanze molto diverse, da musulmani a Federico Barbarossa, ha sviluppato una cultura molto complessa e varia. I cambiamenti politici, le oppressioni a cui sono stati sottoposti gli abitanti dell’isola hanno sviluppato in loro un atteggiamento individualistico fatto di amor proprio, fierezza ed onore. Sciascia e Pirandello, figli della Sicilia, una terra meravigliosa ma anche sfortunata. Sciascia che considera Pirandello un padre, un maestro. Io ritengo essi grandi pensatori intellettuali. Pirandello scrittore di storie che rappresentano metafore della Sicilia, l’altro grande saggista e politico che ha avuto il coraggio di scrivere e parlare apertamente di mafia ed illegalità organizzata.
La non voglia di cambiamenti
La Sicilia, la più grande isola del Mediterraneo, ricca di cultura, di storia e paesaggi naturali, che i nostri antichi padri ci hanno lasciato. Noi abbiamo ereditato queste bellezze e con orgoglio possiamo rendere questo patrimonio naturale ancora più bello e accogliente. Poco è stato fatto, non ci siamo impegnati abbastanza per renderlo migliore di come ce lo hanno lasciato. Gli anni passano, il tempo scorre, il futuro bussa alle porte, ma questa terra isolana sembra non avere un futuro, vive nel passato ed un po’ di presente. Un presente fatto di trascuratezza, di occhi chiusi che fanno finta di non vedere. Si fa abuso di libertà che spesso non rispetta i limiti, offrendo spettacoli licenziosi che deturpano l’ambiente naturale ed artistico.
L’illegalità estrema crea frustrazioni, rinunce di cambiamenti, di operosità, di iniziative occupazionali. L’illegalità favorisce sottomissioni, compromessi, omertà e soprusi di ogni genere. Ricordo la frase che dice TANCREDI nel film Il Gattopardo:” Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Lui nipote di un principe si arruola per favorire l’ideologia di libertà dei Garibaldini: liberare l’Italia dallo straniero. In cuor suo, però, è consapevole che per conservare i suoi privilegi di nobile doveva aderire a quella rivoluzione in atto. Tomasi di Lampedusa autore del romanzo anch’esso aristocratico scrisse quella frase. Lui è convinto che i cambiamenti spesso sono fatti per confondere le idee dei più semplici. I poteri forti sanno che in fondo per mantenere il proprio STATUS QUO, cioè i privilegi, è necessario adattarsi ai cambiamenti


Io e la mia Sicilia, terra bedda
La mia Sicilia io l’ho lasciata cinquanta anni fa. Sono nata negli anni 50, sono cresciuta negli anni 60. Ho vissuto da giovanissima gli anni 70. Le lotte sociali, i diritti acquisiti con grande entusiasmo, ma con enorme fatica. Ho seguito i pensieri politici, ho patito per la mia terra la presenza della criminalità organizzata. Tutte queste realtà mi hanno fatto crescere e hanno contribuito alla formazione del mio pensiero. Ho lasciato la mia Sicilia per avere un futuro di libertà e di crescita morale e sociale.
Ora ritorno appena posso in quella che è la mia terra natia. Osservo, ascolto, parlo con la gente di adesso, vedo che poco è cambiato, l’immobilità fa da padrona. Tutto si muove con estrema lentezza. Poche realtà hanno acquisito quella modernità che ha caratterizzato questi anni di progresso. L’immobilismo e la poca fiducia, presente nella mentalità siciliana, fatica ad accettare il nuovo, il diverso e si fa di tutto per lasciare che tutto resti com’è e che poco cambi.
Esiste però anche gente che straordinariamente si presta al rinnovamento, per esempio personaggi di cultura, artisti, politici che lavorano e ragionano nella legalità per il bene della loro Sicilia. Si adoperano affinché modernità e tradizioni artistiche e culturali possano convivere. Non perdere i valori antichi è importante, essi rappresentano l’identità di un popolo. La gente di Sicilia è un miscuglio di Greci, Saraceni, Arabi, Normanni, Svevi, Spagnoli. Culture contrastanti, ma ciascuna di esse ha lasciato qualcosa di importante anche caratterialmente, sono la generosità, accoglienza, l’allegria, la passione per il bello e l’eleganza.
Lo stretto necessario
Cade giù dal sole un raggio pieno di grazia,
un’apparenza di felicità,
sono pietra lavica i tuoi occhi, mi bruci
mi allontano e sono sempre qua.
E avrei dovuto scegliere di rinunciare a tutto
di te,
ma proverò a difendere lo stretto necessario per me.
Le facciate mai finite,
le madonne chiuse in una teca,
le tende spiegate, casa mia sembra una nave.
Lo stretto necessario,
le vacanze al lido Jolly,
le campagne in fiamme, i primi baci,
gli atti di dolore, i panni stesi ad asciugare al sole,
lo stretto necessario.
Nasce dolcemente un fiore pieno di rabbia,
una parentesi di rarità,
dolce come zagara la via del ritorno
di chi parte e resta sempre qua.
Perché ho dovuto perderti
per ritrovare il bello di te,
ma proverò a difendere lo stretto necessario
che c’è.
Levante ha scritto questo testo in collaborazione con Dimartino e Colapesce, lo ha cantato assieme alla magnifica voce di Carmen Consoli. Entrambe artiste siciliane, parlano della Sicilia, del sole, del mare, di vacanze. Nei versi di questo brano io colgo l’amore ed il senso di attaccamento che hanno per quest’isola di cui descrivono la bellezza e la semplicità ” dei panni stesi al sole”, delle madonne nelle teche”, delle tende spiegate”. Bellissimo testo molto romantico e nostalgico.

Molto bello sì sente che la tua Sicilia è nel tuo cuore.
Descritta molto bene spero di
Ammirare tutte le bellezze di cui ho letto grazie..
Carissima Lucia il tuo commento mi ha reso felice, sì è vero sono orgogliosa di essere siciliana. Amo la mia terra natia, piango di dolore quando la vedo maltrattata e deturpata della sua bellezza. ho scritto ciò che sentivo e avevo bisogno di dire e dichiarare alcun e cose che in questi anni ho sempre notato e denunciato. grazie ancora per aver letto l’articolo. Ciao un abbraccio Concy